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A Dodona, invece, circolava un’altra versione: «due colombe nere volarono via un giorno dall’egizia Tebe» e andarono a posarsi una a Dodona, l’altra a Siwa; in entrambe le località furono allora fondati centri oracolari in onore di Giove, che a Dodona i Greci chiamavano Zeus, mentre a Siwa gli Egizi chiamavano Ammone. La triade più antica era capeggiata, a quanto sembra, da Adad, che ottenne in sorte da suo padre Enlil – il dio principale di Sumer – «le terre montuose del nord». Di John Michael Greer *Società segreta occultista attiva a Parigi nei primi decenni del Novecento, la Fratellanza di Eliopoli prese il nome dall’antica città egizia di Anu, chiamata Heliopolis(“Città del sole”)dai Greci, importante centro di studi alchemici dell’Egitto ellenistico.I membri della confraternita tentarono di riscoprire i segreti dell’alchimia medievale utilizzando come guida gli scritti di Basilio Valentino, Nicolas Flamel e Geber.Tra i progetti principali della confraternita vi fu la ricerca sui vetri colorati della cattedrale di Chartres, ottenuti con processi alchemici che i moderni metodi industriali non sono mai riusciti a replicare con successo.Tra i membri figuravano Eugène Canseliet, il chimico Gaston Sauvage e l’artista Julien Champagne;forse era quest’ultimo a celarsi dietro al nome di Fulcanelli, misterioso adepto al centro della fratellanza. Erodoto, poi, ci da un’altra informazione: delle due pietre, una era fatta del materiale che è il miglior conduttore di elettricità (oro), l’altra di una pietra preziosa (smeraldo) che è oggi utilizzata per le comunicazioni laser e che emanava uno strano fulgore, come di radiazioni ad alta intensità. E Shepesh, la Torcia degli Dèi, la ascolta, prende il potente Baal e lo poggia sulla spalla di Anat. Eppure, in un’epoca remota, qualcuno, in qualche modo, è riuscito nell’impresa… Ma chi? Dopo aver visitato la regione, Alessandro Magno fece coniare una moneta in onore di Ishtar/Astarte e Adad; la moneta reca inciso il suo nome in scrittura ebraico-fenicia. Henry Seyrig, che come direttore delle Antichità di Siria dedicò tutta la vita allo studio della vasta piattaforma e del suo significato, scoprì che i Greci usavano praticare qui «riti misterici, in cui l’Aldilà era considerato uno stato di immortalità umana, in una sorta di identificazione con la divinità ottenuta mediante l’ascesa (verso il cielo) dell’anima». Sembra che Giustiniano (525-565) abbia portato alcune delle colonne di granito rosso a Costantinopoli, la capitale bizantina, per costruirvi la chiesa di Hagia Sophia. Due secoli dopo, nel 1751, l’esploratore Robert Wood visitò il luogo insieme all’artista James Dawkins: a parole e con schizzi i due rinverdirono la memoria di quegli antichi resti: «Quando paragoniamo queste rovine … a quelle delle molte città che abbiamo visitato in Italia, Grecia, Egitto e Asia, non possiamo fare a meno di riconoscere che esse rappresentano il più ardito progetto architettonico che sia mai stato tentato» più ardito ancora, per certi versi, di quello delle grandi piramidi d’Egitto. E secondo la testimonianza sia di Callistene, lo storico di Alessandro, sia del romano Quinto Curzio, l’«oggetto» venerato in quella località era proprio un omphalos fatto di pietre preziose. La sua origine e la sua storia più antica, sono oscure. È possibile, dunque, che essa avesse intrapreso quel viaggio lungo e pericoloso solo per verificare di persona la proverbiale saggezza di Salomone, oppure dobbiamo pensare che il suo vero obiettivo fosse quello di consultare l’oracolo di Baalbek – la biblica «Casa di Shemesh»? Il fatto che Baalbek venisse definito «il crocevia di Ishtar» significa che, quando vagava per i cieli, la dea poteva andare e venire da quel “Luogo dell’Atterraggio” ad altri luoghi di atterraggio sulla Terra. Tutti questi faraoni e altri ancora Gli autori, inoltre, non hanno alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite eventuali collegamenti, posti all’interno del Blog stesso, forniti come semplice servizio a coloro che visitano il Blog. Gli archeologi ritengono che potrebbero esservi stati fino a sei templi in quel sito, costruiti prima dell’epoca romana; ed è certo che tutti i templi che i Greci  come i Romani dopo di loro  hanno costruito qui poggiavano su fondamenta molto anteriori, sotto il profilo sia architettonico sia religioso. costruzioni, ed è racchiuso da un possente muro perimetrale. Esaminando tradizioni e credenze dei Greci e dei Romani, siamo ritornati a Sumer, passando per Gilgamesh e la sua ricerca dell’immortalità nella foresta dei cedri, presso il «crocevia di Ishtar». L’originale del sacro omphalos è misteriosamente scomparso, forse in occasione di una delle numerose guerre o invasioni straniere che interessarono la regione. Altre lingue presto. Il suo territorio, costituito per la maggior parte di pianure fertili, si prestava assai bene all'attività agricola e offriva buone possibilità di insediamento, con l'opportunità inoltre di utilizzare come porti naturali alcuni tratti della costa ionica. deambulatorio conduceva dall'ingresso fino allo zoccolo dell'obelisco e poi, Questo poggiava su una struttura sopraelevata, fatta di strati sovrapposti di enormi pietre e concepita senza dubbio per sostenere un peso notevole. «Ciò che là viene adorato come un dio», scrive Quinto Curzio, «non ha la forma con cui di solito si rappresentano gli dèi. Sulle monete che circolavano a Delfi si vedeva Apollo seduto su questo omphalos; e quando la Fenicia cadde in mano ai Greci, anch’essi continuarono a rappresentare Apollo seduto sull’omphalos “assiro”. Le leggende greche affermano che Zeus trovò rifugio a Delfi durante le sue battaglie aeree con Tifone, proprio in quella zona simile a una piattaforma dove poi sarebbe stato costruito il tempio di Apollo. Diede a essa il nome di suo figlio Enoch e la popolò di giganti che il Diluvio punì per la loro iniquità». In che modo i Greci siano arrivati ad attribuirgli questo nome, nessuno può dirlo con assoluta certezza; alcuni ritengono che sia stato Alessandro Magno. Fu figlio del faraone Ramses IXAidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, p.193 (1129-1111 a.C., oppure 1125-1107 a.C.) e fratello di Ramses X e del principe Nebmaatra, Sommo sacerdote di Ptah a Eliopoli. Ma anche prima, nei racconti storici di Omero, l’eroe Ulisse aveva già seguito orme analoghe. deriva dal sanscrito nabh, che significa “emanare a forza”. Altri obelischi Eliopolitani sono Come si ricorderà, il tempio di Ammone presso l’oasi di Siwa era la sede dell’oracolo che Alessandro si affrettò a consultare al suo arrivo in Egitto. Dopo il Diluvio, il luogo venne ricostruito dal biblico Nimrod, che cercava così di salire al cielo. Dallo Il faraone era Seti I, il quale visse nel XIV sec. Il termine greco omphalos, come anche il latino umbilicus, indica una pietra conica che i popoli antichi, per motivi che gli studiosi non conoscono, ritenevano avesse contrassegnato “il centro della Terra”.

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